Festival della Malvasia Istriana – Verteneglio - qui (Croazia) , 23 Giugno 2012
Anche quest’anno Verteneglio è la città ospite di uno dei più amati festival delle notti estive istriane – il Festival della Malvasia Istriana, giunto ormai alla sua 28-esima edizione.
Il Festival della Malvasia Istriana si svolgerà sabato 23 giugnio 2012, all’interno del Museo del vino e dell’arte contadina. In collaborazione con l’Associazione Vinistra L’obbiettivo principale della manifestazione di Verteneglio come città del vino è di presentare i valori principali del territorio legati all’eno-cultura ed alla tradizione, con il desiderio di promuovere e presentare al meglio la Regina dei vini – la Malvasia Istriana…Continua…
La IV° Edizione del Conconso Internazionale “ Il Mondo delle Malvasie”, organizzato da Vinistra (Associazione dei Vignaioli dell’Istria e della Regione Istria), si svolge a Porec in Croazia il 25 Aprile 2012. Continua la Lettura….
Degustivina 2011
Il Nero d’Avola alla riscossa
Merano Wine Festival 2011
Entra in scena il Merano Wine Festival 2011,vent’anni dedicati all’eccellenzadell’enogastronomia europea ed al meglio della produzione enologica italiana emondiale. Sui banchi d’assaggio si potranno degustare, esclusivamente, i viniche hanno superato la rigida selezione della commissione di degustazione del Festival.
Megavino 2011
Rietranosoddisfatte dal Megavino 2011 di Bruxelles, le 24 AziendeSiciliane che hanno preso parte all’incessante programma d’internazionalizzazionedei Vini di Sicilia e dello stesso territorio promosso, ideato e realizzato dall’Istituto Regionale della Vite e del VinoSiciliano.
Elenco aziende:
Internazionalizzazione del terroir Sicilia
Invenzione – Lavabottiglie – Riciclaggio a Geo & Geo
(Guarda la puntata al 27’44″)
Nell’incanto di Mozia
Nido di Vite
Conclusioni di Garibaldi e i Mille Vini Sotto le Stelle
Più di 700 amanti delvino si sono presentati alla degustazione dell’ Evento: Garibaldi e i Mille Vini Sotto leStelle al Castello Eufemio di Calatafimi Segesta inserita nel programma del Calatafimi Segesta Festival 2011.Un’affluenza inaspettata. Hanno partecipato produttori , tecnici, enologi,sommeliers, semplici appassionati e una folta schiera di turisti Italiani e non che, sono in Sicilia per apprezzare le bellezze del nostro territorio. Hannoavuto l’opportunità di allargare l’orizzonte eno-culturale ed hanno apprezzato l’evento senzanasconderlo assolutamente. Le etichette presentate hanno fatto fare una gran bella figura allaSicilia del vino. Una serata semplicemente gradevole!
Dispensa San Pietro – (Calatafimi(TP)
Ceuso - Calatafimi(TP)
Tenuta di Fessina –Segesta/Castiglionedi Sicilia (CT)
Adamo Vini – Alcamo(TP)
Brugnano – Partinico(PA)
Centopassi – SanGiuseppe Jato (Pa)
Tasca d’Almerita – Regaleali- Sclafani – (PA/CL)
Abbazia Santa Anastasia – Castelbuono(PA)
Cottanera – Castiglionedi Sicilia (CT)
Questa è una denominazione istituita in onore della visita chefece il leggendario Generale nello stabilimento Florio (SalaGaribaldi) di Marsala 2 anni dopo lo sbarco, nel 1862 quando l’Italia eragià unificata. In quell’occasione l’eroe dei due mondi chiese di riassaggiarequel vino dolce e liquoroso che gli era rimasto molto impresso e che avevabevuto la notte dell’arrivo a Marsala.
Evento al Calatafimi Segesta Festival 2011
Nella ricorrenza del 150° anniversario dell’Unitàd’Italia, il CalatafimiSegesta Festival 2011 siveste di tricolore ed apre le porte ai vini del nostro territorio dedicando unaserata alla degustazione di vini prodotti lungo le strade percorse dai Mille con Garibaldiin Sicilia (Storia della Spedizione - qui -qui).
L’evento degustativo si svolgerà il 9 Agosto2011 nella suggestivacornice ricca di bellezze monumentali e paesaggistiche: il Castello Eufemio di Calatafimi Segesta, da dove si potrà ammirare un panoramamozzafiato verso la valle del Krimiso, Mango, Segesta e Pianto Romano,apprezzandone la bellezza del territorio sulle note jazz ed un calice di vino.
L’evento assume un ruolo importante in uncontesto dove anche gli investimenti sul territorio da parte dinumerose aziende e gruppi imprenditoriali del settore vitivinicolo, confermanole peculiarità e il valore aggiunto dell’area nella produzione e nellapromozione dei vini.Florio - Marsala (TP) – (Sala Garibaldi)
Alagna Vini – Marsala (TP)
Trapani Vini – Salemi (TP)
Dispensa San Pietro – (Calatafimi (TP)
Ceuso – Calatafimi (TP)
Tenuta di Fessina – Segesta/Castiglione di Sicilia (CT)
Adamo Vini – Alcamo (TP)
Brugnano – Partinico (PA)
Centopassi – San Giuseppe Jato (Pa)
Tasca d’Almerita – Regaleali – Sclafani – (PA/CL)
Abbazia Santa Anastasia – Castelbuono (PA)
Cottanera – Castiglione di Sicilia (CT)
La Selezione del Sindaco 2011
Quest’anno, il concorso enologico internazionale “ La Selezione Del Sindaco 2011” ha celebrato il suo decennale e con l’occasione ha deciso di rinnovare il suo sistema informatico S.IN.D.A.C.O. (Sistema Informatico di Archiviazione Con OMR) di controllo sulle schede di valutazione.
Il nuovo sistema prevede una scheda multipla che raggruppa tutti i vini di ogni singola serie. Sarà poi lo scanner OMR a leggere i punteggi eliminando così, eventuali errori umani che nel passato potevano essere stati causati per il caricamento dei dati manuale.
Il nuovi sistema informatico (S.IN.D.A.C.O.), è stato studiata anche per velocizzare la tempistica sui risultati.
La nuova scheda è stata approvata dall’OIV (ORGANISATION INTERNATIONALE DE LA VIGNE ET DU VIN) ed è stata ben accetta dai 70 giudici Internazionali presenti al Concorso SDS 2011 provenienti dall’ Italia, Francia, Spagna,Portogallo,Germania,UK,Belgio,Lussemburgo,Ungheria,Polonia,Slovacchia,Slovenia,Croazia,Grecia,Romania,Azerbaijan,Giappone,Korea e Russia.
Le 11 commissioni di valutazione sono state ospitato nei saloni di palazzo Cito Caracciolo in Torrecuso (comune detruciolizzato in provincia di Benevento nel comprensorio del Taburno), dove all’interno era allestita un’interessante mostra d’arte contemporanea con dipinti su tela e non solo, raffiguranti il mondo contadino ma nello specifico quello inerente al vino. Opere con uno stile a volte con figure deformate e con una piacevole carica creativa di espressioni-ironiche. I dipinti dell’artista Vincenzo Murano tappezzavano le pareti al nostro fianco e sono stati per tre giorni dei veri compagni di lavoro colorati e taciturni. Molti dei personaggi raffigurati nelle tele spesso avevano il calice o la bottiglia in mano come se stessero degustando e valutando i vini insieme a noi nel religioso silenzio del nostro lavoro. Alcune raffigurazioni di momenti di vita contadina ci hanno fatto anche sorridere.
La commissione I, di cui sono stato partecipe, nel primo giorno di lavori ha riscontrati dei vini puliti, lineari, con nessuna sbavatura, enologicamente ben fatti ma nulla di entusiasmante. Il secondo giorno ho valutato un vino bianco secco tranquillo Campano ’07 con 86/100, un’altro 86/100 ho espresso ad un vino rosso secco tranquillo Lombardo e un 87/100 a un v.r.s.t. Veneto entrambi ’07 bio o biodinamici.
L’ultimo giorno di lavoro ho sentito un’interessante serie di 4 v.bianchi.s.t., siciliani del 2010 valutati con un punteggio che si aggira sugli 86/100 per poi proseguire con un’entusiasmante serie di 7 v. rossi s.t. vendemmia ’09 e ’08 Portoghesi che mi hanno trasmesso delle forti emozioni mettendomi finalmente in eccitazione controllata i sensi olfatto-gustativi. In un paio di questi ho riscontrato delle incredibili, ma assolutamente reali, somiglianze (colore e olfatto) con il nostro Montepulciano d’Abruzzo. Una delle 4 Gran Medaglia d’Oro del Concorso è stata assegnata meritatamente e con vero piacere dalla commissione I al: Munda Tinto Rosso 2008 – Dao – Touriga National - Fontes De Cuncha Sa - Nelas - Portogallo che ha realizzato il punteggio di 92/100 da me valutato con 91/100. Il vino in questione era colore inchiostro impenetrabile ma lucente, si è presentato al naso con sensazioni olfattive molto ampie e variegate di frutti rossi, sottobosco e floreale di rosa e con delle note spinte di territorialità mineral-speziate molto intriganti. In bocca si è disteso pieno, lungo, per nulla grasso con un bel tannino deciso ma non irruento.La cerimonia ufficiale di premiazione dei vini del Concorso Internazionale la Selezione del Sindaco 2011 si terrà a Roma in Campidoglio l’8 luglio.
Medaglia D’oro
90,00 BEN RYE’ MOSCATO PASSITO DI PANTELLERIA DOP 2009 DONNAFUGATA (TP)
88,00 LUSIRÀ 209 IGP SICILIA ROSSI SYRAH BAGLIO DEL CRISTO DI CAMPOBELLO DI LICATA (AG)
88,00 NERO D’AVOLA SICILIA 2008 TENUTA GORGHI TONDI MARSALA (TP)
87,50 KABIR MOSCATO DI PANTELLERIA DOP 2010 DONNAFUGATA (TP)
87,25 AL HAMEN MOSCATO PASSITO DI NOTO 2010 FEUDO RAMADDINI SOC.AGR. PACOS VINI PACHINO (SR)
87,20 SOSTA TRE SANTI IGT SICILIA 2007 NERO D’AVOLA NICOSIA S.P.A. TRECASTAGNI (CT)
87,20 EMIRYAM ROSSI SICILIA 2009 SYRAH CASA DI GRAZIA GELA (CL)
87,00 LU PATRI 2009 IGP SICILIA NERO D’AVOLA BAGLIO DEL CRISTO DI CAMPOBELLO DI LICATA (AG)
86,50 TARUCCO CHARDONNAY 2010 AZIENDA AGRICOLA GERACI BISACQUINO (PA)
86,33 CATARRATTO 2010 IGP SICILIA FEUDO MONTONI CAMMARATA (PA)
86,00 TENUTA D’APAFORTE NERO D’AVOLA 2005 IGT SICILIA AZ. AGR. ALFREDO QUIGNONES LICATA (AG)
86,00 DON PIETRO ROSSO 2008 CABERNET SAUVIGNON SPADAFORA MONREALE (PA)
86,00 MONTE DELLE ROSE CHARDONNAY 2010 CANTINA SOCIALE UVAM SAC MARSALA (TP)
86,00 KHEIRÈ BIANCHI SICILIA 2010 GRILLO TENUTA GORGHI TONDI MAZARA DEL VALLO (TP)
Tutti i risultati ufficiali (qui)
I vincitori per area geografica, denominazione, categoria,ecc…(qui)
Il Vino di Mozia!
Fondata dai Fenici alla fine dell’ VIII sec. a.C., è posta nella punta nord-occidentale della Sicilia, vicino Trapani e quasi di fronte Marsala, dove il mare ha formato una laguna chiamata Stagnone di Marsala (riconosciuto riserva naturale nel 1984 – virtual tour - qui – qui – qui e qui).
E’ la principale isola di quest’arcipelago; affiora in uno scenario incantevole fra le saline e i mulini a vento ed è baciata e abbracciata dal sole che trafigge, con calore, la sua antica storia e anche i limitrofi cumuli di cristalli di sale, creando, all’alba e al tramonto, effetti di luce e di colori ineguagliabili (qui).
Alla fine del VII secolo a.C., Mozia (mappa - qui - foto) fu di notevole interesse alle esplorazioni dei mercanti-navigatori fenici che si spinsero nel Mar Mediterraneo occidentale.Una tappa quasi obbligata nella rotta dei mercantili che congiungevano l’Africa con tutte le città portuali commercialmente più importanti dell’intero bacino dello stesso mare. Una base commerciale molto simile alla città fenicia di Tiro (qui). Per i suoi bassi fondali fu un punto dove potere approdare con un sicuro attracco anche per le navi di passaggio che dovevano fare cambusa. Un grande porto naturale con a disposizione la facilità di potere recuperare diverse risorse alimentari (prodotti agricoli, ittici, sale (qui), acqua dolce ecc…- qui).
Alla fine del 1800, Joshef Witaker (qui - qui e sfoglia il libro) erede di una famiglia inglese trasferitasi in Sicilia, appassionato studioso di scienze naturali (ornitologo), storia, archeologia, sport e vino, comincia ad acquistare lotti di terra da ogni singolo proprietario dell’isola fino ad acquisirne l’intera proprietà nel 1902. Nel 1906, Witaker, da inizio i primi scavi, su quarantacinque ettari di terreno agrario si nascondono ben protetti sotto i trenta centimetri della stessa terra un’inestimabile e consistente numero di reperti archeologici. Lui stesso ne rinviene circa 10.000 catalogati e visibili al Museo di Mozia (virtual tour – qui – qui e qui) .
Nel 1960 la missione britannica coordinata da Benedikt Isserlin (qui) in collaborazione con l’Università di Roma (MAM) “La Sapienza” e alla Soprintendenza dei beni culturali della Sicilia Occidentale, diede un nuovo impulso con campagne di scavi sistematici rivisitando tutti i siti e i monumenti come il Kothon (v.t. qui), la Porta Nord (v.t. qui), il circuito delle mura, il Santuario del Cappiddazzu (virtual tour qui e qui ), il Tofet (qui - qui e qui). Vi furono scoperte straordinarie che si “culminarono” nel 1979 con il ritrovamento del “Giovane di Mozia”, capolavoro dell’arte greca portato alla luce e al suo fasto splendore dalla missione dell’Università di Palermo.
Ancora oggi è un mistero cosa rappresenti la statua marmorea del giovane, però, mi piace immaginare che sii proprio lui, con questa straordinaria figura così imponente riemersa dal passato, a sovraintendere gli scavi sull’isola, controllare e dare consigli agli stessi archeologi indicandogli i punti precisi e dove mettere le mani, dato che lui non le ha, per portare alla luce “nuovi” reperti. Questa figura la vedo e l’associo al vero è unico Custode dell’isola di Mozia!
Probabilmente, il primo impianto di vigneto a Mozia risale al primo ventennio dell’Ottocento quando tutta la zona del marsalese venne “scoperta” dagli inglesi come una terra adatta alla produzione di un vino da utilizzare al posto del Porto. Non è però escluso che anche in precedenza ci fossero vigneti sull’isola, ma non esistono documenti o reperti a tale proposito. Una pianta topografica di Mozia che risale al XVI e XVII secolo quando era possedimento dei Gesuiti, mostra l’isola senza coltivazioni e con l’indicazione solo di alcuni pozzi, di un edificio e della “salinella”posta dove ora è il Kothon (qui – qui e qui).
Tornando ai giorni nostri, la superficie coltivata a vigneto doveva estendersi su buona parte del territorio dell’isola, anche dove attualmente non è più presente. E’ da sottolineare che: nel corso degli scavi archeologici ci si è imbattuti in uno strato di buche da vigna; a volte anche tre di questi sovrapposti. Testimonianza di reimpianti del vigneto e delle modifiche sull’orientamento.
Nel 1999 si decise di utilizzare la produzione di uve grillo del vigneto superstite, collocato nella zona di Cappiddazzu (qui) per realizzare un passito. Con la collaborazione dell’Istituto Vite e Vino della Regione Sicilia e la consulenza dell’enologo Giacomo Tachis si è realizzata una vendemmia tardiva (fine ottobre). Questo interessante intervento enologico non è stato posto nel giusto risalto.La vinificazione è avvenuta in una cantina sulla terraferma, poiché nel frattempo, nel corso di lavori di ristrutturazione degli edifici di Mozia, nel eseguire un controllo alle fondamenta della vecchia cantina, sono venuti alla luce i resti di due isolati dell’antica città. I materiali rinvenuti sono stati datati tra l’inizio del VII sec.a.C e la metà del IV sec.a.C. Si è quindi deciso di musealizzare l’area archeologica, conservando solo uno dei tre silos in cemento a testimonianza dell’attività svolta in quei locali per circa quarant’anni.
A tutt’oggi sono state impiantate circa 19000 viti che si vanno ad aggiungere a quelle del vigneto di Cappiddazzu (qui) e alle quali si aggiungeranno altre, fino a raggiungere i dieci ettari totali di coltivazione di uva Grillo.Immaginando ancor di più, decido che sii proprio il Giovane di Mozia ad accompagnar le uve con la barca dall’altra sponda. Chiudendo gli occhi e annusando il vino, vedo il G. di Mozia scendere dal suo piedistallo e uscire dal museo per andare verso il canale dove c’è la barca che l’aspetta. Diventa il capitano con tutta la sua ”storia”. Sale a bordo e s’indirizza dritto verso il timone posizionato a poppa. Irto e con lo sguardo fiero e attento, lui scruta l’orizonte, si mette in posizione di comando con la barra del timone in legno levigata dal tempo e dall’usura, fra le gambe, per fare la giusta rotta e con lo sguardo rivolto sempre fra la prua, l’orizzonte e l’altra sponda. Per stare sempre attento a navigare in rotta e al meglio. Ad aprir dolcemente con la chiglia le onde in due, lasciando sempre il solco alle sue spalle.
Il vino è minerale, fresco per come è il G.di Mozia, marmoreo-fresco-minerale
Sarà tutta “colpa” della storia dell’isola di Mozia, ma io il vino me lo sono goduto così!
Mi sembra superfluo aggiungere che: il Giovane di Mozia beve solo questo vino!
Attenzione all’Invenzione!!!
L’Etna con le sue ceneri vulcaniche – Tenuta delle Terre Nere – Feudo di Mezzo – Il Quadro delle Rose – Etna Rosso Doc 2008
Etna, una terra di conquista. Sono stati lungimiranti quei produttori Toscani che già da circa un decennio hanno piantato radici acquistando terre e antichi palmenti sul Vulcano, avendo capito perfettamente le potenzialità di questo nostro grande territorio. Fra questi c’è Marco De Grazia, Toscano di adozione nato a Washington.Il vulcano più grande d’Europa, e tra i più attivi al mondo, nei giorni scorsi ha dato spettacolo con fenomeni parossistici (fontane di lava), mettendo in evidenza come queste sue frequenti attività eruttive possono portare benefici e trasformazioni del suolo nelle quote coltivato a vite. Ad oggi, nelle aree vitivinicole del vulcano, sono state classificate 46 tipologie di suolo che si diversificano, sommariamente, per differenti proprietà dei corpi dello stesso e capacità nutrizionali per i raccolti. Anche per queste attività eruttive così frequenti, il numero di classificazioni tenderà sempre più ad aumentare. Gli ultimi parossismi si sono scaturiti dal “pit-crater” posto nel basso versante orientale del cono del Cratere di Sud-Est. Ultimo nato (5 Aprile 1971) ed è il più attivo dei quattro crateri sommitali. La Voragine e la Bocca Nuova si sono formati all’interno del Cratere Centrale rispettivamente nel 1945 e 1968; ed il Cratere di Nord- Est (1911) che è il punto più alto del vulcano, 3330 metri,s.l.m., L’Etna ricopre un’area di oltre 1100 km2.
Dalla fine degli anni ‘70 c’è stato un sostanziale incremento di attività vulcaniche. Dal 1995 al 2001 sono stati stimati circa 150 parossismi che hanno generato magma e grandi quantità di ceneri. Per la vitivinicoltura eroica che regna sulle pendici del parco dell’Etna, le ricadute di ceneri sul suolo sono una vera e propria manna! Queste, apportano nuova linfa al suolo, ed è uno dei fattore nutrizionali che imprime tipicità nelle produzioni di vino di qualità che si creano lì.
Le ceneri si formano all’interno dei crateri dove l’attività esplosiva si produce per l’espansione dei gas contenuti nel magma provocandone la frammentazione in diversi prodotti detti anche tephra o piroclastici che si diversificano per le loro dimensioni in: bombe > di 64 mm, lapilli tra 2 e 64 mm e ceneri < 2 mm. Le frazioni fini di questi materiali eruttivi sono trasportate dal vento anche a distanze considerevoli per poi precipitare al suolo per effetto gravitazionale. In base alla direzione in cui spirano i venti, questi andranno ad incrementare, come se fosse una doccia energetica di sostanze minerali, il suolo di aree o zone del comprensorio etneo e non solo, ogni volta differenti. Però le ceneri, spesso, provocano disaggi nelle aree urbanizzate, danni alle strutture, al territorio e alle specie botaniche. Nell’uomo le particelle inferiori a 10 micron possono causare irritazioni agli occhi, alla cute e alle vie respiratorie.Pedologicamente, le precipitazioni di questi materiali eruttivi (lapilli e ceneri) porta un nuovo imprinting di tipicità territoriale nella vitivinicoltura etnea. Le formazioni di depositi “piroclastici” da caduta, possono essere anche di notevoli volumi. Questi, si vanno a depositare sopra i precedenti strati di rocce magmatiche e ceneri, in un suolo già ricco di oligominerali come: ferro, calcio, potassio, fosforo, magnesio e manganese, incrementando e rendendo il corpo dello stesso più dinamico per averlo arricchito ancora di più di nuove sostanze minerali.
Da analisi di laboratorio svolte su campioni di ceneri dell’ultimo parossismo, raccolte nelle vicinanze dei crateri sommitali ma anche a notevole distanza da questi, si evince che sono particelle juvenili dal carattere primordiale rappresentate da sideromelano (vetro di composizione Basaltica) e tachilite (vetro vulcanico di colore verde scuro, bruno o nero, di natura basica, contenente numerosi cristallini). In buona sostanza è sabbia lavica che trasferisce sensazioni organolettiche di tipicità territoriale uniche ai vini dell’Etna. Queste caratteristiche di tipicità che si riscontrano nei vini del vulcano, in effetti, non è nient’altro che quello che è alla ricerca il consumatore disponibile all’acquisto che si è ormai quasi trasformato nel consumatore consapevole e attento all’autenticità del prodotto. Questa tipologia di sabbia-lavica, così particolare nel suo genere, rende i vini del vulcano strutturati, complessi, longevi e dalle caratteristiche organolettiche-territoriali-mineral-laviche uniche.
Il Cru Feudo di Mezzo – Il quadro delle Rose – ha una superficie di 1.35 ettari ed una resa di 60 q. Prende il nome dalla forma pressoché quadrata dei terrazzamenti con muri di contenimento a secco in pietra lavica. Nel perimetro delle terrazze sono coltivate le rose che adornano come una cornice il “quadro” che all’interno raffigura la natura viva dei ceppi di vite. Le rose abbelliscono il cru con delle pennellate di colore, ma servono anche da indicatori di malattie fungine (oidio). Essendo più sensibili della vite. Il sistema di allevamento è il tipico alberello con il sostegno del palo di castagno. I ceppi hanno un’età compresa fra i 45 e 75 anni. l’Azienda vanta , nel cru in Contrada Calderara, 1 ettaro di ceppi di vite di piede franco che sono stati stimati avere un’età che si aggira sui 130 anni (vigneto impiantato nel 1870), da questi si estrae un nettare di vino, il Prephylloxera.
L’Etna Rosso Doc 2008 Feudo di Mezzo il “Quadro delle Rose” è composto da Nerello Mascalese per il 98% e Nerello Cappuccio 2%. Fermentazione con macerazione sulle bucce per 10-15 giorni, malolattica e maturazione in barrique di rovere per il 30%, di cui la metà di I° passaggio (15%). Ancora, il 35% in Tonneau di 500 e 700 lt., e il restante 35% in botti di 20/30 ettolitri dell’artigiano Austriaco Franz Stockinger. Imbottigliato dopo 18 mesi senza essere filtrato. Bottiglie prodotte 8500.
Nel bicchiere si presenta rosso rubino brillante e penetrabile. Entra al naso gentile ed aggraziato per nulla impetuoso regalando un immediato ed ampio ventaglio olfattivo tipico territorial-etneo molto intrigante. Odora di rose e acqua di rose con tratti mentolati. Sprigiona ciliegia con intrecci di sensazioni mineral-laviche spinte a galla da un sottofondo marino di alghe, acciuga sotto sale con ritorni di acqua di rose. Non è ruffiano, è elegante di suo! Più sta nel bicchiere più le sensazioni olfattive escono da esso. Mi regala anche un bel sorriso . Perché esce dal bicchiere come in una magia e come se fosse il cappello a cilindro di un mago, il profumo del bucato steso al vento e al sole. Ha un delicato profumo-erbaceo di foglia di gelso, noce moscata e alloro, sfumature delicate di piacevoli sentori eterei di smalti, prugna e un po’ di caramello. Più si ascolta e più è intrigante!
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