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Valle dell’Acate – Cerasuolo di Vittoria DOCG 2005

Dove: Sicilia – Italia
Denominazione: Docg – Denominazione di origine controllata e garantita
Tipologia: Rosso
Vitigni: 70% Nero D’Avola – 30% Frappato
Alcool: 13,50
Prezzo: 10 Euro circa
Data degustazione: 11/12/2008
Valutazione: @@@@

 

Oggi l’azienda è gestita da Gaetana Jacono, rappresentante della sesta generazione.

La tenuta dell’azienda si estende per 100 ettari e gran parte di essa, dal 2001 ad oggi, è stata reimpiantata con i vitigni principi della zona e vitigni internazionali.

Qui il terreno, chiamato “Milaro” si caratterizza per un particolare substrato formato da arenarie calcaree interfacciate da pacchetti d’argilla, che consente alle viti di dare uve di qualità.


Note di vinificazione: diraspa-pigiatura delle uve, fermentazione in tini aperti a temperatura di 28-29°C per 10 giorni di macerazione, 4 follature nelle 24 ore, pressatura soffice delle vinacce, fermentazione malolattica in acciaio, trasferimento delle uve in piccole botti di rovere per 12 mesi, per poi essere assemblate prima dell’imbottigliamento, con un successivo affinamento in bottiglia per almeno 9 mesi.

Spicca di limpidezza il suo rosso rubino intenso con nuance aranciate.

Rotea nel bicchiere di consistenza e dalle pareti scivolano lacrime generose.

La piacevolezza del naso è addolcita dalla sua sapiente elevazione, esprime profumi di ciliegia polposa, agrumato, ed ha un caratteristico sentore di gelsomino impregnato d’amido, questo è lo stesso profumo che si sprigiona durante la preparazione del – Gelo di Mellone – ( viene chiamato così un dolce Siciliano a base d’Anguria), continua in bergamotto ed erbe aromatiche, dona dell’etereo con sentori di sacrestia.
Entra in bocca secco e caldo, poi si espande morbido e glicerico, riempie la bocca ma non la invade, esprime freschezza ed è ben bilanciato, con chiusura elegante e piacevolmente amaricante.


Prezzo in enoteca – circa 10 Euro –
Molto Interessante!


Origine Vinix – Link – http://www.vinix.it/degustazioni_detail.php?ID=1267

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Antica Tenuta del Nanfro – Cerasuolo di Vittoria DOCG – Sammauro 2005

Dove: Sicilia – Italia
Denominazione: Docg – Denominazione di origine controllata e garantita
Tipologia: Rosso
Vitigni: Nero d’Avola e Frappato
Alcool: 13,50
Prezzo: Euro 7 Circa
Data degustazione: 17/12/2008
Valutazione: @@@@


La zona di produzione ed i vigneti sono ubicati a Caltagirone (CT).

L’azienda Antica Tenuta del Nanfro usa il metodo di coltivazione biologica certificata Certificazione QC&I International Services.
Il Sammauro è formato dal 50% Nero d’Avola e 50% Frappato di Vittoria, provenienti da un suolo composto di arenario, mediamente profondo con uno strato di argilla ma di tessitura sabbiosa.
Età madia del vigneto e di 9 – 10 anni, giace ad una altitudine di Mt. 400 s.l.m. il sistema di allevamento è Controspalliera, la potatura Guyot.
Dopo la raccolta delle uve, che avviene a partire dalla prima decade di settembre, queste vengono vinificate tradizionalmente in rosso in vasche di acciaio a temperatura controllata per poi passare ad un affinamento di 6 mesi in vasche di cemento.


Nel bicchiere è rosso rubino limpido con riflessi arancio appena accennati.
Entra al naso di ciliegia, lamponi e mallo di noce, erbe aromatiche, liquirizia, agrumato d’arancio e mandarino, con sentori di foglie di tabacco, il tutto è sospinto da un sottile nota eterea.
In bocca entra secco, piacevolmente caldo e si esprime con una rilassante morbidezza glicerica avvolgente, ha tannini fini ed asciutti, ed è ben bilanciato dalla fresca sapidità, permane in bocca piacevolmente.


Nasce dalle mani dell’enologo Vincenzo Bambina.
Il Sammauro è un Vino intelligente e rilassato.
W la vasca di cemento!


Origine Vinix – Link – http://www.vinix.it/degustazioni_detail.php?ID=1270

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I vini gemelli – Tastig lieviti a scopo didattico

I Vini gemelli – Tasting Lieviti

Premessa:

Non ho composto nessun panel per l’impossibilità di potere recuperare persone; li ho “ascoltati” da solo e con il dovuto tempo.

Ho già svolto un’esperimento “simile” nel 2007 all’interno del WineBar del Vinitaly che in quella occasione fu allestito dall’ IRVV ( Istituto Regionale Vite Vino) nel padiglione Sicilia e dato in gestione al Sig. Vincenzo Conticello ( Antica Focacceria S. Francesco di Palermo), per far conoscere i vini e la cucina del territorio Siciliano agli ospiti che si avvicendavano all’interno del Padiglione Sicilia stesso. Però, all’interno di questo grande spazio, l’ IRVV settore Tecnico Sperimentale dipartimento Sicilia, svolgeva, negli orari non aperto al pubblico, le sue attività di divulgazione per portare a conoscenza ad’un personale prettamente tecnico ed’ovviamente del settore vitivinicolo i propri lavori tecnico-scientifico-sperimentali effettuati dall’Istituto Siciliano.

Lì si è svolto l’esperimento con dei campioni di vino che erano stati inoculati con lieviti selezionati e lieviti autoctoni. Questi ultimi prelevati da antichi palmenti Siciliani, quindi, in’effetti, anche questi selezionati e recuperati dallo stesso territorio Siculo.


Questo lavoro così interessante e ben accurato che ha recuperato da una ampia gamma di lieviti prettamente territoriali, dei ceppi dei lieviti autoctoni ben distinti con un lavoro molto minuzioso, si è svolta nei laboratori del dipartimento sperimentale tecnico dell’IRVV Sicilia.


Questa sperimentazione così ben mirato verso un’indirizzo che si è svolto essenzialmente sulla piena autoctonia ( cultivar/lievito), per capire se si potesse avere una risultante di un lavoro ancora più selettivo territorialmente dei lievito stessi, e l’efficacia che questi potessero dare per l’ottenimento di un prodotto vinificato essenzialmente in piena autoctonia che, sicuramente e in certi casi, può essere essenziale per dare ancor di più un’imprinting fortemente personale sui vini stessi di ogni territorio d’appartenenza e non solo Siciliano.


Questi lieviti autoctoni, sono stati anche messi a disposizione per le altre cultivar internazionali impiantate già da lungo tempo in Sicilia. Ed’ovviamente, come già detto, anche verso quelle autoctone dell’Isola stessa.


Le cultivar usate in quell’ esperimento effettuato dal settore tecnico scientifico dell’IRVV erano: Cabernet, Merlot, Syrah e Nero D’avola, inoculate con lieviti selezionati e lieviti autoctoni per poi essere messi a confronto con le bottiglie in anonimato, e portate alla conoscenza d’un pubblico selezionato d’esperti tecnici del settore.



Tasting Vini Gemelli – Cascina i Carpini

I vini gemelli sono stati ottenuti da uve della varietà Barbera allevate in vigneto di 5 anni (giovane) impiantato su terreno argilloso – calcareo di medio impasto con esposizione Sud, Sud-Est e altitudine 360mt.



L’annata 2008 è stata caratterizzata da maturazione in epoca tardiva avanzata rispetto alla media degli ultimi 10 anni, il mosto è stato preparato il giorno 24 Ottobre immediatamente dopo la vendemmia.


La massa di 20 HL è stata poi divisa in 2 da 10 HL.

Una è stata inoculata con lieviti selezionati di primissima scelta ed anche solfitata l’altra ha fermentazione senza additivazioni ( solo MBK in basso dosage).


La fermentazione è partita la sera successiva alla vendemmia per entrambe le vasche, tutte le operazioni di vinificazione, rimontaggi, delestage, svinatura,travasi, sono sempre state condotte parallelamente evitando contaminazioni.


I vini Gemelli, lungo tutta la loro “vita” Hanno spesso presentato caratteristiche organolettiche e parametri chimici simili, ma non uguali a volte allontanandosi e a volte avvicinandosi fino ad invertirsi più volte.


A questa epoca, io ritengo che i vini si siano evoluti abbastanza da poter essere presi in valutazione comparative.



Giovedì 22 Ottobre 2009 – ore 15,00 inizio del Tasting dei Vini Gemelli.

Entrambi i campioni sono d’un bel rosso giovane e brillante non eccessivamente carico, vivace, con sfumature violacee.


Sembra proprio che i due campioni siano già stati filtrati prima dell’imbottigliamento.


Le differenze dei campioni X e Y nelle tonalità dei rispettivi colori sono minime, lievemente più carico è X, però, niente che reputo di rilevanza fondamentale per il Tasting sui lieviti.



Campione – X

Al naso arriva più impetuoso ed’immediato, lo reputo già un pò più ruffiano, con profumi di marasca, ciliegia e un po’ di sottobosco, ed’un leggero sentore di ciliegia sotto spirito.



Si presenta al naso con i profumi già belli e pronti.

Dei sentori già molto volte riscontrati anche in altre cultivar, che hanno un’impatto immediato.



Bocca – aspro-acidulo. Spara in bocca un po’ tannico, però questo sparo non’è molto violento, viene spinto in bocca dalla accentuata vena acido-aspra.


Sottilmente glicerico, ma essenzialmente è Aspro e non equilibrato.


Campione – Y

Esce dal bicchiere molto pacato – lo sento molto intimidito – pian piano si va aprendo e si prende di coraggio ed’incomincia ad’esprimersi – vuole il suo tempo – esce ciliegia, marasca, un’odore sottile di noce, ed’ha bicchiere fermo un altro sottile sentore d’agrumato all’arancio. Questo sentore d’agrumato all’arancio, io lo reputo un sinonimo di buona qualità.



Non’è ruffiano come X, è più sottile, semplicemente elegante con sentori più pacati.


Y – vuole più attenzione per tirare fuori dall’interno del bicchiere i suoi sentori.


Mi dà la sensazione che sia ancora tutto da scoprire.


Bocca – anche qui – Acido-aspro non equilibrata.

Dopo circa 30 minuti Y si esprime sempre meglio, ma essenzialmente con sentori sempre pacati.



X – Rimane d’un’impatto maggiore , ma essenzialmente sempre con le stesse note olfattivi, ciliegia, marasca e una sottilissima punta eterea.


Y – è meno irruento e più gentile, sempre con quel gradevole e sottile sentore d’agrumato all’arancio.

Entrambi i campioni X e Y, dopo la fase iniziale d’apertura (ossigenazione), sono stati “ascoltati” quasi ed’esclusivamente a bicchiere fermo o con dei piccoli movimenti di roteazione.


In’entrambi i campioni non’ho rilevato nessun tipo difetto olfattivo, tranne la riduzione iniziale ch’é stata eliminata.



Dopo più di 1 ora ed’oltre, X cade un pò all’olfatto e si paca.

Y – rimane imperterrito sullo stesso “volume di potenza minima olfattiva” ed’apre anche una sottile nota mentolata ed il già presente agrumato. Ma è sempre con sentori più pacati.



Preciso sempre che Y vuole più attenzione, ma ha un bagaglio di note olfattive che sento sottilmente più ampio ed’aggraziato.

In questa fase X è sempre aspro-acido in bocca, mentre Y molto meno ed’è già più elegante, morbido e rotondo, smussato dalla lieve glicerina che arriva ad’ impregnare la parte interna della bocca ( le guance interne), dando questa sensazione di pseudo-pienezza, ma soprattutto di rotondità.



Però è sempre aspro -acidulo.

All’indomani dopo avere lasciato i due bicchieri con un dito di vino all’aria per tutta la notte ed’oltre, ed’esattamente il 23 Ottobre alle ore 12,00, prendo X a bicchiere fermo lo metto sotto il naso e sento: marasca e una sottile nota del sentore di sacrestia (incenso), interessante.



Bocca – Aspro acida + + + ancora più aspro del giorno prima.


X – presenta il fondo del bicchiere quasi pulito.

Y – anch’esso a bicchiere fermo, gli stessi sentori tenui del giorno prima che “sembrano quasi svaniti”.


Bocca- aspro acida, un tannino più smussato che sembra che si sia nella notte ingentilito, é glicerico. Ha un maggiore corpo.



Y – ha il fondo del bicchiere con una presenza maggiore di residuo (lies)

Entrambi i bicchieri dei due rispettivi campioni X e Y, li ho inclinati ed’osservati in controluce.


Osservando anche in controluce il fondo delle due bottiglie scure mi accorgo che entrambe presentano “flocculazioni”.



> ( Maggiore) in Y ( lies)


< ( Minore) in X

Ed’in’quest’ultima, ne noto una quantità inferiore, però, mi sembra di vedere qualche piccolo corpo solido di estrazione colorante .



Osservazioni:

A questo punto, avendo già assorbito l’esperienza dell’esperimento “simile” svolto dall’IRVV nel 2007, io rischio e mi gioco anche il Jolly…eh! Perché in’effetti, quest’ esperimento svolto da Paolo Ghislandi “Cascina i Carpini”, per me potrebbe essere una conferma sull’esperimento un po’ “simile” avvenuto nel 2007.



Traggo le mie conclusioni e dico che:

X – campione inoculato con lieviti selezionati dove, questi svolgono un lavoro più mirato sull’impressione ( potenza) del profilo olfattivo ma sostanzialmente lasciano il vino sempre sulle stesse note.


In bocca il lavoro svolto dai lieviti selezionati non mi convince per niente. Se ho tirato bene le mie somme ritengo che,in questo caso specifico, i lieviti selezionati li riputo più adatti per un vino, “diciamo”, di pronta beva e con un maggiore “impatto olfattivo”.


Non mi piace in questo caso specifico il lavoro svolto in bocca perché non’ho riscontrato struttura, eleganza e complessità,anzi.


Y- campione che dovrebbe essere stato lasciato al lavoro che hanno svolto in maniera del tutto naturale i lieviti indigeni. Questi danno delle sensazioni olfattive senza dubbio più pacate, ma più interessante dal punto di vista dello spettro olfattivo, e forse, anche più costante nel tempo, ripeto forse?! In bocca svolgono un lavoro più interessante ed’essenzialmente deduco che: per le differenti tipologie di ceppi di lieviti di cui questi sono composti, quindi una “lies” più variegata che dà un risultato d’un’impronta in bocca: rotonda, elegante, più longevo e di buona struttura.


Queste (lies), da loro prodotte, durante le fasi fermentazione ed’oltre, se si sanno condurre bene, danno vini più eleganti, rotondi e accattivanti, senza dubbio al palato.



Concludendo dico che:

Se fossi un produttore o un enologo che vuole lavorare per un prodotto d’alta qualità con delle caratteristiche territoriali ancora più marcate, più longevo e che quindi abbia una vita propria più lunga, cercherei la maniera di potere arrivare alla costruzione d’un prodotto in piena autoctonia, quindi, cercando di dare una valorizzazione maggiore alle nostre cultivar e ai loro territori d’appartenenza.


Guardando anche come la ricerca scientifica di settore, che e sempre più mirata e attenta, pone molta attenzione alla valorizzazione di questi prodotti creati nel rispetto del nostro territorio ma nello specifico, questa ricerca, può valorizzare e personalizzare ancor di più ogni singolo prodotto dei differenti Cru del nostro paese, dando ancor di più una vera identità ancora più personale e marcata ad’ogni singola etichetta.



D’altronde oggi il tecnico di cantina e sempre più alla ricerca del lievito adatto che vinifichi correttamente e che faccia esaltare le caratteristiche delle proprie cultivar, e che guidi ed’indirizzi al meglio le differenti tipologie di vinificazione.

Quando il tecnico trova il lievito adatto alle sue esigenze, e che lavora in perfetta sintonia con la cultivar dando i migliori risultati, si può sentire questo, anche esultare dalla gioia.



Ormai la ricerca ha raggiunto degli ottimi livelli di conoscenza e credo proprio che la commercializzazione di questa tipologia di lieviti autoctoni, sia quasi alle porte.

Così facendo si potranno ottenere dei risultati territoriali in purezza al 100 X 1000 ( vitigno autoctono + lievito autoctono). Si potrebbe avere una risultante d’un prodotto che si mantenga maggiormente d’alta qualità e duraturo nel tempo, avendo, spero capito anche da questo esperimento, che i lieviti indigeni, riescono a svolgere anch’essi, una parte di questa essenziale funzione.


Ovviamente sarebbe più opportuno lavorare con i lieviti autoctoni per arrivare alla produzione d’un vino dalle caratteristiche d’autenticità territoriale pienamente in purezza fra vitigno autoctono + lievito autoctono. Ed’avendo constatato di persona, nell’esperimento svolto dall’ IRVV nel 2007 che, i lieviti autoctoni danno anche un’impronta di eleganza e potenza maggiore sotto l’aspetto olfattivo, rispetto a quest’indigeni dell’esperimento effettuato dall’amico Paolo Ghislandi “ Cascina I Carpini”. In’attesa di sapere il risultato degli altri panel dislocati in tutto il resto della nostra penisola, ma soprattutto quali sono i campioni contrassegnati con i lieviti selezionati, e quelli con i lieviti indigeni, io continuo a rischiare in prima persona e inserisco l’esperimento anche su FB…eh!



Attendo notizie


A presto….


Continua su Vinix – http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=3316

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“Famoso 2008” – 12,75° – Vinificato in Acciaio

Campione di Vasca portato gentilmente alla mia conoscenza da Claudia Donegaglia – Enologa – Cantine Intesa



Il “Famoso” è una cultivar ch’era presente in Romagna già dal 1800 coltivato nel Cesanese risulta adatto ai climi pedocollinari.

Esiste in commercio anche una versione passita.


Ovviamente torbido!

Minkia!!!

Mi è scappato dalla bocca esclamamdolo a voce alta come un segno di stupore ma soprattutto d’affermazione, quand’ho’avvicinato il calice sotto il naso; sgranando gli occhi dritto verso di Lui e guardarlo più intensamente e con maggiore interesse.
* Non me l’aspettavo!!! *


Odori forti, con un grado d’intensità olfattiva che sono equiparabile ad’una cultivar semi aromatico ancora più spinta dove, questo forte intensità arriva forse a sfiorare la soglia dell’aromaticità.


Entra al naso di prepotenza con sentore di ginestra, talco, buccia del cedro ricca di polpa, menta e anice stellato; a bicchiere fermo si sente in sospensione l’odora del polline delle nocciole ( la polvere bianca che ricopre la nocciola, questa pianta ne produce grosse quantità ed’ è facile riconoscere il particolare odore), quest’ultimo sentore l’ho riscontro in alcuni Reasling d’ottima qualità ed’anche in certe produzioni dell’Oltrepò Pavese.


In bocca è caldo, glicerico, con una buona spalla acida e un po’ citrico, continua lungo e minerale.


Osservazioni
Cultivar più che interessante, ho riscontrato all’olfatto questa somiglianza con il Reasling.

Il “Famoso 2008” non dà nessun segno di stanchezza, sentori netti, forti e ben presenti, ed’ancora per nulla evoluti verso i terziari. Si mantiene ancora in ottima forma.
Ho notato però, che la spiccata sensazione che sembra proprio d’un vitigno semi aromatico più spinto, dopo circa una 20 minuti fa un passo indietro, ma niente di eclatante, perché rimane sempre con il bel ventaglio di sensazioni olfattive che già ha, solo un po’ sceso di tono.


Mi piace molto.
Interessantissimo!!!!!
Link Cantine Intesa – http://www.cantineintesa.it/newit/home_main.html

Questa cultivar con questo nome “ Famoso” ha già la consapevolezza d’ essere tale!

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Etna Bianco Salisire 2008 – Cantina Vivera Sicilia

* IMPORTANTE -* Approccio all’esame olfattivo secondo Maurizio Aguglia *
Dove: Sicilia – Italia
Denominazione: Doc – Denominazione di origine controllata
Tipologia: Bianco
Vitigni: Carricante
Alcool: 13°
Prezzo: 16,00
Data degustazione: 03/09/2009
                                     Valutazione: @@@@

Colgo l’occasione per fare un’appunto su come ritengo più opportuno far capire come svolgo le mie degustazione, nel particolare mi soffermo sull’esame olfattivo, dove ho riscontrato che si possano ottenere risultati più interessanti con questo semplice metodo, con la risultante che si può evidenziare un maggiore spettro olfattivo di sensazioni, sia nei pregi che nei difetti.
Ho già analizzato e capito da molto tempo che i vini all’olfatto si devono sentire nelle due differenti e ben distinte condizioni cioè: sia con il vino fermo nel bicchiere in situazione di riposo ( in staticità) ed’anche, come si fa spesso di routine, dopo averlo roteato ( fatto girare).
Avendo riscontrato che in condizioni di staticità, si possono esprimere sensazioni olfattive molto particolari, che invece, durante la roteazione del vino dentro il bicchiere le molecole olfattive non si percepiscono più perché esse subiscono una spinta o forza verso l’alto data dalla roteazione a vortice che il vino subisce dentro il bicchiere, con la formazione dell’ effetto centrifuga, questa roteazione provoca la spinta delle molecole olfattive verso l’alto, disgregandole e facendole volatilizzare ed’ uscire anche al di fuori del bicchiere stesso.


Tengo a precisare che non sono tutti i vini a regalare queste sensazioni olfattive a vino fermo ( statico).


Con il vino fermo dentro il bicchiere (statico) queste molecole ristagnano e stazionano sulla superficie del vino, come se fosse una sorta di foschia invisibile.
Ho fatto quest’esempio calzante che è individuabile nella realtà, così è molto più semplice da capire.


“Ed’ogni qualvolta troverò dei riscontri olfattivi nella fase ha vino fermo ( in posizione statica) sarà scrupolo mio portarlo in’evidenza, ed’ho notato, che ancora ad’oggi e troppo spesso, l’esame olfattivo con questa metodologia non viene preso nella dovuta considerazione”

Questo metodo si può praticare in tutte le tipologie di vino ed alcolici.

Ho constatato che in tutti i corsi e scuole dove si insegna la degustazione, la metodologia per l’approccio all’esame olfattivo a vino fermo, viene divulgata e insegnata soltanto per sentire i vini Frizzanti e Spumanti, quindi, in presenza di Anidride Carbonica (CO2), invece, vi posso assicurare che in posizione statica si devono sentire anche i vini così detti “Fermi”(senza CO2), dove già lo dice la stessa parola in tale posizione essi si devono esaminare!
Logicamente provare per credere!


Per effettuare correttamente quest’ esame bisogna portare il vino in condizioni ottimali per potere scoprire se esistono delle interessanti caratteristiche olfattive, avendo eliminato eventuali riduzioni e cioè, che il vino abbia svolto la dovuta ossigenazione (apertura).


Per sentire queste sensazioni, qualora ci fossero, è di fondamentale importanza lasciare il vino in posizione statica dentro il bicchiere per un minimo di due o tre minuti per poi avvicinarlo al naso con molta dolcezza e senza scuoterlo.


Voglio anche sottolineare che sino ad’oggi chiunque io veda che ha a che fare con il vino, il primo movimento che sviluppa in automatico, prima di mettere il vino sotto il naso è di girarlo.
Sarà difficile riuscire a fare capire che si devono usare entrambe le metodologie, ma io non mollo…eh!


E’ metto in discussione anche il fatto che i vini Frizzanti e Spumanti ( con CO2) non si debbano un minimo agitare. Sarà soltanto l’esperienza del degustatore ed in base alla quantità di CO2 che si trova nel vino, che è già identificabile all’esame visivo a stabilire se è quanto si dovrà girare il vino.

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La famiglia Vivera nel 2002 svolge un viaggio all’interno della stessa Sicilia che parte da Corleone (Palermo) per acquistare una tenuta nel versante nord-orientale del vulcano Etna con il progetto in testa di realizzare una cantina vocata alla produzione di vini d’eccellenza.

La tenuta sull’Etna è in contrada Martinella a Linguaglossa a 550 mt, s.l.m., dove un territorio unico nel panorama vitivinicolo siciliano caratterizza l’espressione del Vulcano più grande d’Europa.
I muri a secco di pietra lavica contengono i terrazzamenti, ed’ un Bunker della II° Guerra Mondiale sembra ormai lasciato a difesa dei filari della vite, dove i ceppi sono posizionati a dimora in riga ed’equidistanti, come se fossero dei veri soldati.
Qui viene coltivato il Carricante che gode di un microclima unico in Sicilia caratterizzato dalle notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte.
Viene vendemmiato manualmente con l’appropriata selezione dei grappoli, trasportato in cassette e rapidamente in cantina per le dovute lavorazioni.
La raccolta avviene a metà ottobre. Fermentazione a temperatura controllata 14° – 16° C. Affinamento sur lies per sei mesi


L’ho sentito che era un’en primeur appena prelevato dalla vasca ed’era un giovincello molto irruente direi proprio dal carattere vulcanico.
Adesso è più maturo e rilassato, si è senza dubbio addolcito e stemperato.


Giallo paglierino mediamente intenso.
Gira rotondo nel bicchiere.

Al naso s’esprime d’acacia ed’ anice stellato gli fanno compagnia altre sensazioni balsamiche ed’al mentolo, saltano fuori delle sottili espressioni smaltate, continua di ginestra.
Con il vino fermo (statico) sala a galla per ristagnare in superficie l’odore della crosta del pane che è stata rilasciata senza ombra di dubbio dall’affinamento sur lies, continua con leggere note di burro di nocciola a far capire del suo nuovo inizio ad’un’ulteriore maturità (terziarizzazione).

* Anche Lui come l’uomo sta entrando nella sua terza età *.

Si sente la polvere e la sua mineralità del Terroir vulcanico.

Entra in bocca secco, piacevolmente citrico al limone con un ritorno in bocca di anice e di mentolo.

E’ sapido, sostenuto da un’aggraziata spalla acida, si distende lungo e minerale dona succulenza in gola con finale amaricante.


Link – http://www.vivera.it/index.htm
Link d’apprfondimento sul Teroir Etna – http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=4235
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Etna Bianco Salisire 2008 Cantina Vivera Sicilia

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Armida 2008 Vivera – Etna

Dove: Sicilia – Italia
Denominazione: Igt – Indicazione Geografica Tipica
Tipologia: Bianco
Vitigni: Chardonay 70% – Carricante 30%
Alcool: 13,50
Prezzo: 14
Data degustazione: 23/08/2009
Valutazione: @@@@@


Lo Chardonay proviene dai vigneti siti nelle colline del Corleonese ( Palermo), giace ad’un’altitudine di 400mt.,s.l.m., in un suolo argilloso, calcareo, mediamente profondo e fertile.

La vendemmia viene svolta manualmente e le uve sono selezionate in campo, trasportate in cassette e rapidamente in cantina per la lavorazione.
Lo Chardonnay viene raccolto nella prima metà d’agosto.
Il Carricante viene coltivato sui terrazzamenti lavici che giacciono sul versante nord-est dell’Etna dove qui gode d’un microclima unico in Sicilia, caratterizzato da estati fresche e notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte.

La cultivar Carricante e vendemmiata a metà Ottobre.
Le uve di questo blend vengono vinificate separatamente con una soffice pressatura, sottovuoto, ad una temperatura controllata di 14° – 16°, subiscono un’affinamento sur lies che ha una durata non superiore ai 6 mesi, per poi passare all’assemblaggio prima dell’imbottigliamento.



Giallo paglierino mediamente carico, limpido, andante sul dorato. Al naso si presenta con il profumo della ginestra ed odori mineral-talcosi per continuare con delle sensazioni di macchia mediterranea verde dal carattere spinoso, si aggiungono a queste, quella dell’acqua di rose che bagna come se fosse rugiada regalando dei piacevoli sentori di leggera fragolina, come una chewingum dal profumo sottile ed’elegante.
Entra in bocca secco, caldo e minerale, ritornain gola succulente, e si espande fino a cingere le labbra il contributo glicerico costruito dall’affinamento sur liese dello Chardonnay




Osservazioni:

Ben progettato questo blend nelle sue percentuali, ed’anche nell’interessante unione dei due differenti terroir Siciliani.
Nella sezione olfattiva è equilibrato con predominanza del 30% di Carricante.
In quella gustativa l’eleganza delle lies dello Chardonay sono indiscutibili apportando rotondità ed’ampiezza glicerica. Continua con sensazioni territoriale lavico Etneo marcate che rilasciano salinità e mineralità del tutto indelebili.




Link d’approfondimento sul Terroir Etna e l’Azienda Vivera – http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=4235

Link Vinix – http://www.vinix.it/detail.php?ID=26406
Origine Vinix Wine &Food Social Network

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Antica Tenuta del Nanfro – Nanfro 2004

Dove: Sicilia – Italia
Denominazione: Igt – Indicazione Geografica Tipica
Tipologia: Rosso
Vitigni: Nero D’Avola
Alcool: 14%
Prezzo: € 8,00 circa
Data degustazione: 04/04/2009
Valutazione: @@@@@


Interessante espressione di Nero D’Avola in purezza proveniente dal comprensorio di Caltagirone (CT); da un vigneto di nome Nanfaro che giace in zona collinare a un’altezza di 450 mt., s.l.m. Ha un’età media di circa 15 anni, in un suolo di arenaria mediamente profondo stratificato dall’argilla e di tessitura prettamente sabbiosa, è allevato a contro spalliera con potatura a Guyot.
Ha una resa per ettaro di 60 quintali. Fermenta e vinifica in acciaio a temperatura controllata. Sosta 10 mesi in barrique di II° passaggio, per poi passare 4 mesi in vasca di cemento, e dopo ancora, essere affinato per almeno altri 4 mesi in bottiglia. L’azienda opera in regime biologico certificato.

E’ granato!
Emana già a distanza il profumo dell’acqua di rose, incenso e polvere; sotto il naso dà ciliegie con marasche e violette, mallo di noce e spaziatura, tutto quanto addolcito da un’essenziale elevazione in barrique.

Si adagia in bocca rilassato e ammorbidito, come se si sentisse a proprio aggio; questa impeccabile sensazione di piacevolezza e di eleganza la può offrire solo la sosta che Lui ha avuto in vasca di cemento. D’altronde, anche l’essere umano dopo avere trascorso una giornata “tumultuosa” sé si accinge a fare il bagno in una vasca né esce fuori, rilassato, morbido, più affabile e ingentilito, avendo giustappunto scaricato le tensioni e lo stress (similitudine e analogia fra il vino e l’essere umano). E’ ben bilanciato tra freschezza e morbidezza con tannini fini e addolciti che sembrano quasi inesistenti dalla loro gentile presenza. La chiusura in bocca è fresca, sapida e piacevolmente persistente.

Ineccepibile!
Creato dall’Enologo Vincenzo Bambina.


Origine Vinix – Link – http://www.vinix.it/degustazioni_detail.php?ID=1443

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Ibisco 2001 – Rizzuto

Dove: Sicilia – Italia
Denominazione: Igt – Indicazione Geografica Tipica
Tipologia: Rosso
Vitigni: Nero D’Avola 60% – Merlot 25% – Cabernet Sauvignon 15%
Alcool: 13,50%
Data degustazione: 06/04/2009
Valutazione: @@@@@



L’ingresso dell’Azienda Rizzuto nel mercato del vino ha inizio con questa etichetta. L’Azienda ha vigneti per 50 ettari nell’ agro di Cattolica Eraclea nella provincia di Agrigento in contrada Piconello.

Dal colore accattivante di un bel granato brillante, luminoso e luccicante, con delle giuste nuance arancio.
Olfatto intrigante con un ventaglio di sentori immediati e vivaci, per questa età e, addolciti dai 16 mesi di barrique. I tre vitigni che sono ormai da tempo ben aggregati si esprimono egregiamente con un susseguirsi di note variegate di frutti per nulla maturi e ancora luminosi; ciliegie, fragole, mallo di noce, legni e spezie, peperone, polvere e mentolo, dove la sensazione fresca del mentolo arriva con piacevolezza fino a rinfrescare gli occhi, c’è anche il pino e una sottile linea di agrumato all’arancio che è sinonimo di alta qualità.
In bocca è secco, giustamente caldo, gli stessi frutti vivaci e, di piacevole freschezza ritornano alla beva; ha tannini ben smussati, bilanciato, e sta in perfetto equilibrio. In questi anni si è proprio ammorbidito e i tre vitigni ormai da tempo si sono perfettamente incorporati e intrecciati tra di loro. E’ lungo e costante.

Eccellente!


Origine Vinix – Link – http://www.vinix.it/degustazioni_detail.php?ID=1444