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Pfneiszl – Hungary – Kèkfrankos 2004

Degustazione con Similitudine ed’Analogia fra il Vino e l’Uomo, nel particolare fra il Bicchiere da Vino e le Scarpe dell’Uomo/Atleta

Dove: Hungary
Denominazione: IGT – Táj Bor
Tipologia: Rosso
Vitigni: Kèkfrankos
Alcool: 13.50
Prezzo: 14
Data degustazione: 29/03/2009
Valutazione: @@@@


Aspettando in fila al bar dell’ Halle 3 del Prowein 2009 di Dusseldorf , il mio occhio mi si allunga in direzione opposta verso il piccolo ed’angusto spazio espositivo dell’ Azienda Ungherese Pfneiszl che ha in evidenza nella sua postazione d’assaggio l’etichette semplicemente eleganti sulle quali ci sono incisi i nomi delle cultivar internazionali già ben note a tutti gli amanti del vino: Syrah, Cabernet Souvignon, Merlot, ma fra quest’etichette ce ne una che non distinguo,sembra una firma…ma non distinguo… è una firma che somiglia tanto ad’uno scarabocchio.
Durante il mio pranzo composto da un panino col wurstel ricco d’ottima ed’ impregnate mostarda, ho il mio pensiero ed’anche i miei occhi sempre rivolti su quell’ etichetta con quel nome sopra inciso.
Finisco il pranzo e riallungo l’occhio e il passo dritto e indicizzato verso la postazione d’assaggio dell’azienda Pfneiszl, chiedendo senza esitare se quello fosse il nome d’una cultivar.

L’enologa/winemaker Birgit Pfneisl, nuova generazione dell’azienda familiare, mi annuisce fortemente quasi a rompersi l’osso del collo.

Spalanco gli occhi ed’annuisco anch’io preso dal piacevole stupore che attribuisco al fatto che sto facendo una mia nuova conoscenza, sentendomi arrivare dall’interno del mio stomaco una gradevole sensazione di piacere come, quell’attorcigliamento d’intestino simile a quello che si sente quando  ci  s’innamora, e quando questo sale su dall’intestino per poi arrivare in cima, mi fa allargare anche un bel sorriso.
Ed’un po’ stupito noto che: l’enologa Birgit, nonché colei che ha creato questo vino, mi distoglie da quell’etichetta mettendomi in mostra le altre sue creature formate dalle cultivar internazionali.

Leggo, fra i lineamenti del suo viso e dai movimenti che fa con le sue mani un po’ di gelosia verso quest’etichetta da me indicata.

Ed’io voglio sentire proprio quella!

Ripetendomelo mentalmente e dentro me stesso come se fosse un’esclamazione a voce alta, e riindicizzo sulla stessa.

L’enologa Brigit mi riannuisce questa volta lievemente, colgo, dai tratti del suo viso e dai piccoli movimenti che fa con il suo capo un tono sorridente d’umile assenso.
Essa, mi presenta questa nuova conoscenza in un bicchiere ISO (International Organization for Standardization), che ha le dimensione piccole e quindi un po’ ristrette, che senza ombra di dubbio molto pratico e resistente per di lavori in cantina , ma non si adatta a potere far esprimere al meglio i vini di razza o meglio ancora i vini d’un’interessante struttura e corporatura.

* Giust’appunto mi viene in mente e naturale esporre una Similitudine ed’Analogia fra il Vino e l’Uomo *

Perché in’effetti il bicchiere ha la stessa identica analogia con le scarpe dell’uomo ed’in particolare dell’uomo atleta, dove in questo è maggiore il grado d’espressività fisico-corporea. Entrambi, sia il bicchiere che le scarpe, sono degli accessori di fondamentale importanza che servono a porre nelle migliori condizioni d’espressività i due rispettivi corpi (quello del Vino ed’anche dell’Uomo).

Sapendo, ormai già da lungo tempo che anche il vino ha un corpo, questi due (Vino/Uomo), si potranno esprimere al meglio soltanto se si troveranno nella giuste misure o dimensioni dei loro rispettivi accessori d’espressività (bicchiere/scarpa), cioè trovandosi entrambi nella condizione più adeguata.
Quest’essenziale condizione, li potrà soltanto fare esprimere al meglio nelle loro rispettive caratteristiche qualitative-fisico-corporee.
Questi due fondamentali accessori (bicchiere e scarpe ) sono in’effetti un vero e proprio “complemento d’espressività corporea”.
Ed’ avranno misure, dimensioni e forme differenti per ogni tipologia nel Vino, e disciplina nell’Atleta. Essi si diversificano nelle loro forme e caratteristiche specifiche anche per le loro differenti strutture corporee.


Questi due “complementi” (bicchiere e scarpe) daranno ad’ognuno di loro ( Vino/Uomo) la migliore espressione evolutiva d’essi stessi che si rispecchierà nelle loro caratteristiche personali.
In pratica, avendo entrambi i corpi(Vino/Uomo), l’adeguato o giusto fattore di complemento così univoco fra di loro (bicchiere/scarpe),questi, dovranno avere le giuste misure per poterli porre nelle condizioni ideali per farli esprimere al meglio delle loro caratteristiche evolutiva-fisico-corporea.
Logicamente, servirà a ben poco avere il bicchiere o la scarpa adeguata e che si adatti perfettamente ai rispettivi corpi, se all’interno d’entrambi i complementi ( bicchiere/scarpa) non ci sarà un’interessante ed’apprezzabile struttura corporea che possa esprimere al meglio tutte le potenziali caratteristiche evolutive delle proprie qualità -fisiche-corporee- strutturali e muscolari; ed’anche qualora le avessero raggiunte, l’equilibrio,l’eleganza e la longevità, quindi, il miglior lavoro evolutivo che essi hanno svolto e sviluppato nel corso del tempo dei loro rispettivi corpi.
Essenzialmente, servirà a ben poco avere il bicchiere o la scarpa adatta, se all’interno di questi non ci sarà un vero e proprio corpo da “campione” (vengono chiamate anche così le bottiglie di vino che partecipano ai concorsi enologici, ma anche dai tecnici di laboratorio).
E’ auspicabile che ambedue i corpo, sia quello del vino che dell’atleta, per arrivare ad’esprimersi al meglio e raggiungere uno stadio qualitativo soddisfacente dovranno lavorare duramente, per evolversi e potere sviluppare le loro migliori caratteristiche qualitative, che si determineranno essenzialmente con la giusta conduzione, il dovuto lavoro specifico e nel corso del tempo.

Solo così facendo, potranno diventare entrambi dei veri “campioni”.

Questo fattore di complementarietà è anche riscontrabile nella vita di tutti i giorni di qualunque essere umano. Quasi tutti hanno provato almeno una volta nella vita il disaggio ed il fastidio che apportano una paio di scarpe strette o troppo larghe, procurando in quel giorno un malessere ai piedi che, di conseguenza si rifletta sulla mente, apportando, un non idoneo equilibrio fisico-mentale, quindi, una non adeguata espressione del proprio corpo e di conseguenza della propria mente, ma essenzialmente di se stessi.
Avendo così delle ripercussioni negative nel lavoro quotidiano ed’in’tutto quello in cui si ci sta esprimendo in quel dannato giorno.

La stessa precisa ed’identica condizione la pone il bicchiere verso il Vino!


Ritornando al nostro ben amato vino-vitigno.

L’enologa Birgit mi ha centellinato il suo vino in quel piccolo bicchiere ISO, ed’io in’automatico l’avvino, ed’appena mi accingo a buttar via l’avvinamento, Birgit ci guarda entrambi, però a Lui (il Vino) con un po’ di rammarico e dispiacere, invece a me con un po’ di benevole disprezzo vedendogli uscire gli occhi fuori dalle orbite. Questa sua espressività così marcata l’attribuisco al fatto che ho buttato via una parte di una sua così preziosa creatura. Anche da qui ho presunto che la produzione di questo suo nettare sia stata esigua (8000 Bottiglie), e che essa non è per nulla a favore della giusta pratica dell’avvinamento che in questi casi, dove le scorte sono limitate, viene visto da Lei come un vero e proprio spreco.


Finalmente l’ho nel bicchiere!
Lo metto al naso ….mmmhhhh….., mi si socchiudono anche un po’ gl’occhi, e poi in bocca, l’ho ancora impregnata di mostarda,……però!

Già, è proprio un bel campione!
Qui ci vuole un bicchiere adatto alla sua struttura.
Così mi prefiggo di tornare l’indomani con il bicchiere adeguato per sentire Lui esprimersi al meglio ed’in tutte le sue qualità.
Ritorno l’indomani mattino al mio primo assaggio della giornata con un bicchiere Bordolese.


L’enologa Birgit mi mesce la sua creatura. Ed’è tutta un’altra storia!

Si presenta alla vista rosso rubino intenso e brillante con una sottile nuance arancio, dal colore non dimostra la sua età.
All’olfatto emana un’ aggraziato ventaglio olfattivo che non imprime troppo il naso e non lo aggredisce assolutamente, con profumi gentili ed’intriganti di frutta lievemente dolce di ciliegia e marasca, e con un bell’intreccio di spezie,talco , incenso e viole; ma qui mi sono sentito passare sotto al naso un gentile profumo d’un collo elegante d’una donna che porta addosso a se, l’essenza semplicissima dell’odore della sua pelle…..mmhhhh….però; come se volesse far carpire e rafforzare la tesi dove si asserisce che colui o colei che creano il vino lo fanno a propria immagine e somiglianza, ma soprattutto inserendogli la propria anima o se stessi, quindi, rispecchiando la propria personalità ed anche il proprio ingegno.
Continua con sentori di rose, balsamici e cioccolato, tutti quanti incorniciati in un bel quadro dipinto con gentili pennellate di profumi eleganti e semplicemente aggraziati.

Ha la bocca secca, calda con tannini un po’ rustici con un po’ di asperità ed’al cioccolato, si allunga in bocca sapido e minerale.


Questa rusticità fa carpire però che ha ancora tanta vita davanti a se.

Molto saggia l’elevazione in barrique.

Già mi ero accorto che questo “campione” porta al suo petto una medaglia. Quattro stelle di Decanter 2007, medaglia meritata!

L’azienda Pfneiszl lavora in regime biologico.
Il Kékfrankos è una cultivar molto antica che valorizza la regione Alpokalja qui e sita una catena montuosa definita le Alpi Ungheresi. Questa regione ha un corridoio preferenziale con la vicina Austria. L’azienda Pfneiszl sorge nei dintorni della cittadina di Sopron ed’ i vigneti sono confinanti con il Lago di Neusiedl, le cui sue acque hanno una profondità massima che non supera i 2 metri.
Sono ormai da lungo tempo note le condizioni favorevoli che apportano le vicinanze dei laghi, mari o ristagni d’acqua, questi fanno scaturire spesso produzioni d’ottima qualità.
Queste condizioni favorevoli in certi casi si possono anche creare con la messa in opera di laghi artificiali, corsi d’acqua limitrofi o all’interno dei vigneti stessi.
E’però di fondamentale importanze un’ adeguata ventilazione che tenga a bada i possibili attacchi funginei (Botrytis) che sono favoriti dalle condizioni d’umidità che apporta l’acqua.
In tutta l’Ungheria, ma anche nella stramaggioranza del nostro Pianeta, ma soprattutto in quelle zone del nostro Mondo dove l’andamento climatico aveva di norma una temperatura più bassa e quindi fredda, c’è stato un brusco cambiamento veloce e repentino di queste condizioni, sostanzialmente per l’effetto serra di cui il nostro pianeta sta soffrendo, che ha portato ad’un notevole rialzo delle temperature, cosicché si sono anticipate le vendemmie anche di un paio di mesi fino ad’arrivare a Settembre/Ottobre nella zona di Sopron.
L’andamento climatico dell’anno 2004 è stato costantemente freddo e piovoso, totalmente atipico rispetto ad’una sostanziale prospettiva d’un prodotto di qualità.

*Anche qui mi viene naturale una piccola Similitudine ed’ Analogia fra il Vino e l’Uomo.

Questo fattore atipico sembra volere avvallare certe idee che: le stranezze della Vite si rispecchiano alla stregua delle stranezza della nostra Vita. Avvolte, in certi casi dove le condizioni non sono sufficientemente favorevoli anche l’uomo può trasformare questa condizione non ideale in qualità.
Ed’ho riscontrato che le annate successive all’04, che hanno avuto un’andamento climatico più consono, e che sembrava che potesse essere d’auspicio ed’un prodotto finito maggiormente interessante, invece, il prodotto finito non’è risultato altrettanto meritevole.
Il Kékfrankos affonda le sue radici in un terreno la cui tessitura ha un frazionamento granulometrico decrescente a scalare partendo dalle radici sabbia per poi salire gradualmente ed’affiorare in marna gessosa.
La cultivar Kékfrankos dell’azienda Pfneiszl ha un’età che s’aggira intorno ai trent’anni ed’il cinquanta% delle stesse piante che superano quest’età sono state innestati con un vitigno Magiaro antico ormai estinto “l’Heunisch”, ed’anche e soprattutto per questo ha suscitato in me un maggiore interesse per questa sua unicità


Link con Foto – Maurizio Aguglia WineBlog – http://maurizioagugliawine.blogspot.com/2009/08/kekfrankos-2004-hungary-similitudine_14.html
Origine – Maurizio Aguglia Vinix – Link – http://www.vinix.it/degustazioni_detail.php?ID=1631
http://www.pfneiszl-vineyards.com

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