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Etna – M.I. 2007

M.I. 2007
Dove: Sicilia – Italia
Denominazione: Doc – Denominazione di origine controllata
Tipologia: Rosso
Vitigni: Nerello Mascalese – Nerello Cappuccio
Alcool: 13,50
Prezzo: 40 circa
Data degustazione: 29/05/2010
Valutazione: @@@@

La famiglia Biondi possiede i vigneti sull’Etna dal 1635, l’esordio produttivo dell’Azienda Vinicola Biondi risale all’inizio del 1800, raggiunge il massimo livello di espansione a cavallo fra i due disastrosi conflitti mondiali, in questo periodo entra a far parte nell’Azienda Biondi il produttore vinicolo Lanzafame, cosicché il nuovo marchio Biondi & Lanzafame sarà ampiamente riconosciuto ed esporterà una buona parte della propria produzione nel nord Europa ed anche oltre Oceano.
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale per il marchio Biondi comincia un periodo di declino per il non adeguamento all’innovazione ed alle tecnologie moderne che già anche in quel periodo storico saranno ormai parte essenziale per ogni azienda che vuole produrre qualità.


Nel 1999 entra in campo a pieno diritto Ciro Biondi ripristinando le vigne di famiglia; fa guidare le vinificazioni delle proprie cultivar autoctone impiantate nei suoi cru ad un interprete unico e di tutto rispetto del Terroir Etneo. Il Dott. Salvo Foti, definibile anch’esso, in modo semplicemente simpatico, autoctono dello stesso territorio. Gestisce, sotto il profilo tecnico-agronomico, tante altre realtà della Sicilia orientale e non solo. E’ conosciuto anche come l’uomo che dialoga con le piante della vite e che senza ombra di dubbio riesce a tirare fuori da esse il meglio che queste possono esprimere.


Entrambi hanno la consapevolezza del Terroir Etneo unico al Mondo ed anche del non trascurabile patrimonio di cultivar autoctone, antiche, quasi estinte e poco conosciute che regnano da tanto tempo sulle pendici del vulcano attivo più alto d’Europa.

Sono perfettamente consapevoli di posare i piedi ed affondare le loro radici in un vero paradiso nel pianeta vino. Si dedicano con vera passione svolgendo ognuno il proprio lavoro in direzione unicamente delle produzioni di vini qualitativamente eccelsi.

Nel vulcano ormai sono sempre un numero maggiore i produttori e tecnici che viaggiano mentalmente e lavorano in questa stessa direzione.


L’etichetta M. I., è formata da un singolo Cru “Monte Ilice”. Un piccolo e giovane cratere vulcanico ormai “dormiente” nato dal nulla formatosi appena mille anni fa. E’ come se fosse un micro satellite “assopito” del grande edificio vulcanico attivo Etna.


“ Un vulcano nel vulcano! ”

Le vigne che giacciono qui dimorano in un terreno prettamente sabbioso-lavico di tessitura e granulometria ghiaiosa scura. Guardandolo ad occhio nudo sembra proprio un terreno infertile, invece, non lo è assolutamente. La pendenza è del 45/50% dando l’obbligo agli operatori di eseguire tutte le lavorazioni colturali manualmente. Sul Monte Ilice non esistono terrazzamenti.


Nell’intero patrimonio vitivinicolo esistente sulle pendici del Vulcano e, per tutta una serie di condizioni: altitudine, pendenze, sistemi di allevamento, difficoltà nelle lavorazioni colturali, ecc…, la coltivazione della vite nel Parco del vulcanico Etna è definita: “Eroica di Montagna”.


Esiste sul Monte Ilice, è funzionante e in perfetta efficienza una funivia che parte da quota 850 m.t.,s.l.m., fino a raggiungere quota 900 mt., quasi a lambire la sommità del Monte per una lunghezza di circa 300 mt.


Questa particolare funivia allieva un po’ le fatiche degli operatori-contadini specialmente durante la fase di vendemmia, trasportando, il più velocemente possibile le uve appena raccolte dalla sommità del Monte I., fino alle pendici dello stesso, per poi, con rapidità, farle arrivare in cantina. Viene usata anche per la movimentazione degli attrezzi che servono per tutte le operazioni colturali.


Il Cru Monte Ilice è posto sul versante nord-orientale dell’Etna , compreso nel territorio comunale di Trecastagni ed è stato acquistato da Ciro Biondi nel ’04 con tutta la sua particolare ed unica funivia.


Voglio fare un’appunto che ritengo di considerevole importanza: il suolo del vulcano è composto, litologicamente, da rocce ignee di origine magmatica dal carattere “primordiale” con peculiarità chimico fisiche differenti anche a distanza di pochissimi metri. L’uomo ha “trasformato” le quote potenzialmente coltivabili in “terreno agrario”; ma in effetti, le caratteristiche “primordiali” di questo suolo sono per lo più rimaste tali.


A tutt’oggi, sulle pendici dell’edificio vulcanico Etna sono state classificate ben 44 tipologie differenti di ” suolo lavico coltivato a vite ” con caratteristiche “primordiali ”, composte, principalmente, da rocce ignee di origine vulcanica con differenti scheletri, tessiture e disparate classi granulometriche.


Gli studi sul territorio sono sempre più in evoluzione.

Queste così importante diversificazioni del suolo agrario coltivato a vite delle pendici del vulcano Etna, sono effettivamente riscontrabili in ogni etichetta prodotta dalle differenti Aziende che lavorano sul Parco del vulcano. Questa cosi marcata diversità che ha ogni singoli cru dell’Etna si andrà a rispecchiare essenzialmente dentro il bicchiere.


Oggigiorno i produttori consapevoli hanno sentito una forte esigenza per far capire maggiormente agli esperti del settore ed amanti del vino, queste così importanti diversificazione “agronomiche territoriali”. Soltanto vinificando separatamente ed imbottigliando i cru, in singola etichetta e, mettendoli a confronto fra di loro si possono effettivamente capire e constatare queste così importanti differenze organolettiche.


Ormai già da tempo sull’Etna una buona parte di produttori viaggia mentalmente e lavora anche verso questa direzione. Etichettando i singoli cru in un numero, spesso e giustamente, limitato di bottiglie.


L’evoluzione dei produttori del vulcano sta anche nell’affascinante lavoro nel, cercare di creare e mantenere sotto il più stretto controllo vinificazioni spontanee con lieviti autoctoni (indigeni).


Alcuni Produttori e Tecnici già lavorano, ed altri ancora si stanno sempre più accostando verso le lavorazioni filosofiche del Biodinamico.

Le uve presenti nell’Azienda Vinicola Biondi sono:
Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio per le rosse; Carricante, Cataratto e Minnella per le bianche.

La vendemmia nell’annata ’09 è cominciata nei primi di ottobre, il 9 per l’esattezza con le uve bianche e il 12 e 13 dello stesso mese per le rosse.
La rese sono molto basse, normalmente dai 2 ettari di vigna si raccolgono
5500 kg di uva rossa e 2500 di bianca che è divisa per le circa 16000 viti da 0,5 kg per vite ( 8000 HA). Il sesto d’impianto è 1×1 con allevamento ad alberello assistito impiantato negli anni 60/70. La vinificazione viene svolta in acciaio e permane sulle bucce per circa 10 giorni per poi passare ad affinare in barrique e tonneaux. La permanenza sui “legni” si diversifica annata per annata.
Di questi, 5500 kg di uva rossa, che vengono vinificate sempre separatamente come tutte le altre vigne, 3000 vengono imbottigliate come M.I., il resto va nell’Outis insieme alle uve delle vigne di Chianta, Cisterna Fuori, S. Nicolò e Carpene.

Note sul progetto bio o altro.
Potatura con la luna calante; zappatura e raccolta manuale; concimazione con

concime organico; tre trattamenti con zolfo e rame da Maggio ad Agosto.

Imbottigliato Giugno 2009

Nell’Azienda Biondi, ed esattamente nella vigna Carpena, esiste un vecchio palmento del XIX che è incorporato nel pendio di una collina, con la sua apertura nella parte superiore delle pareti posteriori (a monte della struttura) dove, proprio qui le uve un tempo entravano e venivano raccolte nei bacini di pietra per poi essere pigiate. Chiudendo gli occhi sembra sentire ancore oggi rimbalzare fra le pareti, all’interno del palmento, il ritmar dei piedi nudi che pigiavan l’uva, scandendo anche il tempo agli antichi canti che sembravan dei lamenti, delle donne e degli anziani contadini, ed anche il gorgoglio del mosto che per semplice caduta scendeva giù verso gli antichi tini.
Quest’antica tecnica di trasferimento del pigiato per semplice caduta che, non dà nessuno stress al mosto, si cerca, dove si può, di ricrearla anche ai giorni nostri nelle nuove ed a volte futuristiche cantine.


Il cru M.I., come già detto, è stato acquistato nel 2004, però dal 2007 nell’Azienda Biondi ,finalmente, si riesce a lavorare in piena autonomia. Avendo consolidato i lavori della propria cantina e, potendo evolversi con l’espressione del proprio carattere personale e territoriale; e potere anche rimediare alle mancanze del passato, dovute, alla quasi assoluta non autonomia. D’ora in poi (’07) si potranno svolgere con maggiore tranquillità le dovute lavorazioni di cantina ed anche le sempre più che affascinanti sperimentazioni.


Da qualche anno, in casa Biondi, il testimone enologico è passato in mano al giovane 24 enne Cristiano Garella. Svolge la sua opera anche nelle Tenute Sella a Lessona nell’alto Piemonte, dove qui la prevalenza produttiva è di Nebbiolo, chiamato in loco Spanna, ma anche di altre cultivar antiche locali come: la vespolina, la croatina e l’uva rara.


Il territorio di Lessona nell’alto Piemonte è pressoché “similare” a quello Etneo con un suolo anch’esso di origine vulcanica antichissima di composizione sabbiosa-marina.

Già da tempo si sa che il Nerello Mascalese ha delle somiglianze con il cugino internazionale d’oltralpe Pinot Nero, ma c’è chi azzarda anche ad identificarlo come il Nebbiolo del Sud.

Si presenta nel bicchiere di rosso rubino non carico, limpido , penetrabile, lucente è brillante. Questa sua penetrabilità gli induce un effetto lente d’ingrandimento.

Ha un ventaglio di profumi intriganti e produce un particolare effetto.

Quando mi avvicino il bicchiere verso il viso, mi sento avvolgere tutto attorno al naso per quanto è la circonferenza dello stesso, da una gradevole e sottile ventata di calore che mi riscalda piacevolmente tutta la parte. E’ come se ci fosse un alito caldo davanti al mio viso. Sembra proprio che questo vino respiri ed emani calore. E’ senza ombra di dubbio l’effetto dell’alcol. Però mi piace andare anche oltre e volare mentalmente di fantasia ed immaginare anche che, questo particolare sensazione sia riconducibile al vulcano e, alla forma pressoché circolare della bocca eruttive che emana energia dal più profondo della crosta terrestre sotto forma anche di caldi vapori spinti verso l’alto. Come se il bicchiere con la sua forma fosse, giust’appunto, il cratere con la sua bocca eruttiva dove all’interno c’è tanta energia vitale.


Le sensazioni olfattive al naso sono di ciliegia, marasca, viola mammola; aspirando con il naso forte e costante si riesca a tirare fuori dal vino l’etereo, l’odore dell’acqua di rose e anche il legno di noce con un intreccio di sentore di fragolina addolcita da speziature e una sottile mineralità.


In bocca entra setoso con una trama tannica che non invade per nulla, quasi inesistente e piacevolmente scorrevole, glicerico, lungo e territorialmente minerale-sapido che arriva ad accarezzare le labbra.

  • Un vino particolare.

Reputo questo cru del vulcano ( M.I.), un rosso anche estivo.

Abbinabile con il pesce, ed è adatto con la Cernia.
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